Pubblicato il

Un viaggio a 360°: la mia esperienza all’Emilia Romagna Bike Trail

Un viaggio con se stessi.

Un viaggio dentro le proprie origini.

Un viaggio tra sport, natura e cultura.

Un viaggio con gli amici.

Un viaggio, semplicemente, a 360°.

Per me, questo è stato l’Emilia Romagna Bike Trail: la mia prima vera esperienza di bikepacking su più giorni.


Da dove nasce l’idea

Tutto è iniziato a novembre, all’Upcycle Caffè di Milano, durante l’Upcycle Trail Weekend.

L’idea di provare il bikepacking era già nella mia testa da tempo, ma quell’occasione è stata la scintilla: incontrare persone, respirare quell’ambiente, confrontarsi con organizzatori che fino a quel momento conoscevo solo online grazie a Eventbike.

Da lì la scelta è stata naturale: Emilia Romagna Bike Trail.

Per diversi motivi, ma soprattutto uno molto personale — attraversare le terre d’origine della mia famiglia paterna.

E poi un percorso accessibile, ideale come prima esperienza.


L’inizio del viaggio

Il viaggio inizia ufficialmente il giovedì sera, tra ritiro del pacco gara e briefing. L’atmosfera è quella giusta: sorrisi, aspettative, energia. Poi cena, l’ultimo carico prima della partenza. Il 1° maggio si parte. Siamo in sei, il nostro gruppo di sempre. C’è voglia di pedalare, ma soprattutto voglia di condividere il tempo insieme.


Prima tappa: dalle colline bolognesi alla pianura (106km)

La prima tappa va da Bologna ad Anita (Argenta). I primi chilometri scorrono tra i primi saliscendi delle dolci colline bolognesi, fino al ristoro comune a Castel San Pietro: accoglienza incredibile, clima di festa, nuovi incontri, cibo in abbondanza e musica. Uno di quei momenti che ti fanno capire che non è una gara, ma un’esperienza condivisa. Poi cambia tutto: si lascia la collina e si entra nella pianura. Campi infiniti, argini del Reno, vento contrario. Forse il momento più impegnativo mentalmente, ma anche quello che insegna a restare dentro al viaggio, senza fretta. Ad Anita ci accolgono come a casa: aperitivo nel piccolo bar del paese, cena calda, sorrisi. Tutto semplice, tutto perfetto.


Seconda tappa: Comacchio e il Delta del Po (76km)

Il giorno dopo si riparte verso Comacchio. Una tappa più breve, ma forse la più affascinante: le Valli di Comacchio, il Delta del Po, il silenzio e gli spazi aperti. Si attraversano aree protette meravigliose, dove la natura è protagonista assoluta: acqua, cielo e terra si fondono in paesaggi unici. E poi loro, i fenicotteri rosa, eleganti e quasi surreali, che accompagnano il percorso rendendolo ancora più speciale. Pranzo in spiaggia, con il mare davanti e il tempo che sembra rallentare.

.. e poi ancora condivisione: aperitivo, cena, risate ed una leggera stanchezza… ma anche voglia di riprendere il viaggio…


Terza tappa: verso Riccione (110km)

L’ultima tappa, da Marina Romea a Riccione, attraversa pinete, strade interne e tratti sul mare. Gli ultimi chilometri, tra località turistiche e un po’ di confusione, mettono alla prova la pazienza… ma ormai l’arrivo è vicino.


L’arrivo: la fine del viaggio

E l’arrivo è qualcosa di speciale. Non solo per aver completato il percorso, ma per l’accoglienza: sorrisi, festa, condivisione. È la fine del viaggio, ma anche il momento in cui realizzi davvero tutto quello che hai vissuto. E, inevitabilmente, dispiace che sia già finito.


Un evento perfetto

Un grazie enorme agli organizzatori dell’Emilia Romagna Bike Trail: un evento curato in ogni dettaglio, quattro percorsi per tutti i livelli, ristori impeccabili e un’attenzione costante ai partecipanti. Nulla lasciato al caso.


Cosa mi porto a casa

Mi porto a casa una grande esperienza. Sportiva, certo, ma soprattutto umana: i momenti condivisi, le difficoltà (poche), le risate, le serate insieme, le foto, i ricordi.

Soprattutto, una sensazione: vivere il viaggio senza l’ossessione del tempo, godendosi ogni chilometro, ogni incontro, ogni luogo.

Qualcosa di difficile da spiegare, ma profondamente autentico. Forse è proprio questo lo spirito gravel.


E adesso?

Questi quattro giorni mi hanno aperto nuove prospettive nel ciclismo. E una cosa è certa: non sarà l’ultima volta.