
Domenica 7 giugno 2026 la Popolare Ciclistica ha festeggiato i dieci anni della sua coincidenza ciclistica per salitomani, sadici delle pendenze impossibili e persone che, come recita il celebre decalogo, sono mediamente messe male dalla vita.
Dieci anni. Dal 2016 al 2026.
Quando tutto iniziò il mondo del ciclismo era profondamente diverso. Le gravel erano ancora una nicchia e gli eventi costruiti attorno alla fatica si contavano sulle dita di una mano.
Oggi il calendario è pieno di appuntamenti ogni fine settimana. Randonnée, gravel, bikepacking, gare sociali, riempiono ogni weekend. Eppure Coppa Asteria è ancora qui.
Se dopo dieci anni continua a richiamare ciclisti pronti a passare una domenica inseguendo salite durissime tra le montagne bergamasche, significa che il motivo non va cercato nei numeri.
Si, perché oggi trovare un percorso da 3.000 metri di dislivello non è difficile. Quello che rende diversa Coppa Asteria è l’atmosfera che l’accompagna da sempre. Qui non c’è una classifica da inseguire e non esiste nemmeno una coppa da vincere. Esiste soltanto il piacere di affrontare insieme un percorso volutamente esagerato, progettato con quella dose di ironia che da sempre caratterizza la Popolare Ciclistica.
La novità del 2026 era rappresentata dalla presenza di due percorsi. Da una parte il classico itinerario da circa 3.000 metri di dislivello, dall’altra una versione più “corta” con circa 2.000 metri. Le virgolette attorno alla parola “corta” restano comunque obbligatorie.
Perché ad Asteria il problema non è mai quanto si sale, ma come si sale.
La prima parte del percorso lungo ha concentrato il meglio della giornata. Lonno, Altino e i Colli di San Fermo hanno rappresentato il piatto forte. Tre salite che ogni ciclista della zona conosce bene e che, messe una dietro l’altra, sanno lasciare il segno.
Ma Coppa Asteria non è soltanto una collezione di pendenze impossibili.
Tra una rampa e l’altra fanno compagnia le valli verdissime, i vigneti di Scanzorosciate, le strade secondarie che attraversano piccoli paesi e un territorio che continua a sorprendere anche chi lo frequenta abitualmente.
Dopo le fatiche della mattinata è arrivato il tradizionale mega ristoro ai Colli. Uno di quei momenti che spiegano meglio di qualsiasi classifica il senso della giornata. Si mangia, si scherza e si raccontano gli aneddoti della mattinata cercando di dimenticare che il percorso non è ancora finito.
Perché se sulla carta la seconda parte appare più tranquilla, nella realtà Gandosso e soprattutto il gran finale di Via Loreto si occupano di riportare tutti alla realtà. Via Loreto, in particolare, è uno dei grandi classici della storia di Asteria, una salita che appartiene alla memoria delle prime uscite e che continua a rappresentarne perfettamente lo spirito.
Alla fine arrivano tutti.
Magari con tempi diversi. Magari con espressioni differenti. Magari promettendo che sarà l’ultima volta.
Promessa che raramente sopravvive fino all’anno successivo.
Ed è forse proprio qui che si nasconde il segreto di Coppa Asteria.
In dieci anni il ciclismo è cambiato profondamente. Sono cambiate le biciclette, le mode e gli eventi. Asteria invece è rimasta fedele a sé stessa: una sfida nell’esplorazione delle strade più improbabili con la scusa per stare insieme.
In un’epoca in cui tutto deve essere misurato, classificato e trasformato in prestazione, la Popolare Ciclistica continua a proporre una giornata in cui contano soprattutto la compagnia, le risate e la fatica condivisa.
Dieci anni dopo continua a non avere alcun senso.
Ed è esattamente per questo che continua a funzionare così bene.
Grazie Matte caro amico per il suo racconto. Qui il suo profilo Strava ed il suo BLOG

