Pubblicato il

Strade Bianche 2026

Il mio ritorno alle corse alla Strade Bianche

Da papà in ritiro a granfondista in Piazza del Campo: un weekend tra fango, sterrato e pura emozione ciclistica

Dopo un periodo lontano dalle gare — complice la nascita del mio bimbo e i nuovi ritmi della vita — sentivo che era arrivato il momento di tornare a mettere un numero sulla schiena. E quale occasione migliore della Strade Bianche Gran Fondo?

L’arrivo a Siena: quando capisci che non è solo una granfondo

L’idea iniziale era vivere il weekend in famiglia, condividendo ogni momento dell’atmosfera unica che si respira nei giorni della gara. Purtroppo, come spesso succede con i bambini, l’influenza era dietro l’angolo. Alla fine sono partito da solo — ma la voglia di esserci era troppa per rinunciare.

All’arrivo a Siena il venerdì, la magia si sente subito. All’Expo ritiro il pacco gara mentre sul palco vengono presentate le squadre che il giorno dopo avrebbero corso le Strade Bianche professionistiche. È in quel momento che lo capisci: non è solo una granfondo. È un vero weekend di ciclismo.

Il giorno prima: sterrato perfetto e l’arrivo dei pro in Piazza del Campo

Il sabato mattina esco per una sgambata sui colli senesi e provo uno dei settori più iconici: il Colle Pinzuto. Sono appena le dieci ma c’è già tanta gente lungo lo sterrato, pronta a incitare chi passa. Il fondo è duro ma in condizioni perfette: pedalare su quelle strade ti fa capire subito perché questa gara sia così speciale.

Nel pomeriggio riesco anche a godermi l’arrivo dei professionisti in Piazza del Campo. Un’emozione che solo il ciclismo sa regalare.

La mattina della gara: piove. Si parte lo stesso

La mattina della gara però cambia tutto. Piove. Anzi, ha piovuto tutta la notte.

Mentre mi dirigo verso la griglia di partenza mi faccio la classica domanda: parto o non parto? Poi penso ai sacrifici fatti per essere lì, e a chi mi aspetta a casa. La decisione è semplice: si parte.

I primi chilometri su asfalto sono insidiosi. La strada è viscida e basta poco per sbagliare. Dopo un primo momento con la bici di traverso, capisco che oggi bisogna correre con la testa.

Sterrato bagnato: un vantaggio inaspettato

Quando arrivano gli sterrati succede qualcosa di inaspettato: con la pioggia il fondo è compatto e la bici sembra incollata a terra. Superato il primo settore, la gara scorre via tra fatica, concentrazione e paesaggi spettacolari.

Colle Pinzuto e Le Tolfe passano uno dopo l’altro, duri ma incredibilmente affascinanti. Ogni metro di sterrato è una conferma: questa gara merita ogni sacrificio.

Il muro di Santa Caterina e l’ingresso in Piazza del Campo

Poi arriva l’ultimo ostacolo: il muro di Santa Caterina, a meno di un chilometro dall’arrivo. Una rampa durissima, ma con tantissima gente ai lati della strada che urla e ti spinge a non mollare.

Ancora pochi metri. L’ultima curva. E finalmente — l’ingresso in Piazza del Campo.

In quel momento capisci perché tutti vogliono correre questa gara. Fatica, emozione e bellezza si mescolano in un unico istante indimenticabile.

Vale davvero la pena?

Un ritorno alle corse che difficilmente dimenticherò. Tra la magia del percorso, l’atmosfera del weekend e l’arrivo nel cuore di Siena, la Strade Bianche Gran Fondo è un’esperienza che va oltre la semplice gara ciclistica.

E una cosa è certa: se amate il ciclismo, questa è un’esperienza che vale davvero la pena vivere almeno una volta.

Un grande ringraziamento ad Alessandro Zemma per il suo racconto. Qui di seguito il suo profilo Instagram seisempreinbici e strava