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Strade Bianche 2026

Il mio ritorno alle corse alla Strade Bianche

Da papà in ritiro a granfondista in Piazza del Campo: un weekend tra fango, sterrato e pura emozione ciclistica

Dopo un periodo lontano dalle gare — complice la nascita del mio bimbo e i nuovi ritmi della vita — sentivo che era arrivato il momento di tornare a mettere un numero sulla schiena. E quale occasione migliore della Strade Bianche Gran Fondo?

L’arrivo a Siena: quando capisci che non è solo una granfondo

L’idea iniziale era vivere il weekend in famiglia, condividendo ogni momento dell’atmosfera unica che si respira nei giorni della gara. Purtroppo, come spesso succede con i bambini, l’influenza era dietro l’angolo. Alla fine sono partito da solo — ma la voglia di esserci era troppa per rinunciare.

All’arrivo a Siena il venerdì, la magia si sente subito. All’Expo ritiro il pacco gara mentre sul palco vengono presentate le squadre che il giorno dopo avrebbero corso le Strade Bianche professionistiche. È in quel momento che lo capisci: non è solo una granfondo. È un vero weekend di ciclismo.

Il giorno prima: sterrato perfetto e l’arrivo dei pro in Piazza del Campo

Il sabato mattina esco per una sgambata sui colli senesi e provo uno dei settori più iconici: il Colle Pinzuto. Sono appena le dieci ma c’è già tanta gente lungo lo sterrato, pronta a incitare chi passa. Il fondo è duro ma in condizioni perfette: pedalare su quelle strade ti fa capire subito perché questa gara sia così speciale.

Nel pomeriggio riesco anche a godermi l’arrivo dei professionisti in Piazza del Campo. Un’emozione che solo il ciclismo sa regalare.

La mattina della gara: piove. Si parte lo stesso

La mattina della gara però cambia tutto. Piove. Anzi, ha piovuto tutta la notte.

Mentre mi dirigo verso la griglia di partenza mi faccio la classica domanda: parto o non parto? Poi penso ai sacrifici fatti per essere lì, e a chi mi aspetta a casa. La decisione è semplice: si parte.

I primi chilometri su asfalto sono insidiosi. La strada è viscida e basta poco per sbagliare. Dopo un primo momento con la bici di traverso, capisco che oggi bisogna correre con la testa.

Sterrato bagnato: un vantaggio inaspettato

Quando arrivano gli sterrati succede qualcosa di inaspettato: con la pioggia il fondo è compatto e la bici sembra incollata a terra. Superato il primo settore, la gara scorre via tra fatica, concentrazione e paesaggi spettacolari.

Colle Pinzuto e Le Tolfe passano uno dopo l’altro, duri ma incredibilmente affascinanti. Ogni metro di sterrato è una conferma: questa gara merita ogni sacrificio.

Il muro di Santa Caterina e l’ingresso in Piazza del Campo

Poi arriva l’ultimo ostacolo: il muro di Santa Caterina, a meno di un chilometro dall’arrivo. Una rampa durissima, ma con tantissima gente ai lati della strada che urla e ti spinge a non mollare.

Ancora pochi metri. L’ultima curva. E finalmente — l’ingresso in Piazza del Campo.

In quel momento capisci perché tutti vogliono correre questa gara. Fatica, emozione e bellezza si mescolano in un unico istante indimenticabile.

Vale davvero la pena?

Un ritorno alle corse che difficilmente dimenticherò. Tra la magia del percorso, l’atmosfera del weekend e l’arrivo nel cuore di Siena, la Strade Bianche Gran Fondo è un’esperienza che va oltre la semplice gara ciclistica.

E una cosa è certa: se amate il ciclismo, questa è un’esperienza che vale davvero la pena vivere almeno una volta.

Un grande ringraziamento ad Alessandro Zemma per il suo racconto. Qui di seguito il suo profilo Instagram seisempreinbici e strava

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G.Round Padova 2026: il primo Gravel dell’anno tra nebbia, fango e buona compagnia

Finalmente si ricomincia. Ore 5.40 di mattina, io e Luca in sella verso Padova per il primo evento Gravel del 2026 — e già questo la dice lunga su quanto ci fosse voglia di tornare in bici.

Arrivo ai Colli Euganei: nebbia e colazione abbondante

Avevamo lasciato il sole, ma Padova ci ha accolto con nebbia fitta e temperature rigide. Nessun problema: alle 8.30 eravamo già al punto di ritrovo, una bellissima casa colonia appena fuori dal centro, dove ci hanno omaggiato di una prima colazione come si deve.

L’ora precedente alla partenza è stata tutto fuorché silenziosa: abbracci, pacche sulle spalle, strette di mano con amici che non incontravamo da mesi o che conoscevamo solo dai social. Quella sensazione di comunità che solo certi eventi sanno creare.

Partenza ore 9.30: il gruppone dei 300 gravellisti

Dopo lo “spiegone” del percorso e le immancabili foto di rito, alle 9.30 si parte in direzione Colli Euganei. Oltre 300 gravellisti avvolti dalla nebbia — uno spettacolo quasi surreale.

La prima salita di giornata non ha fatto sconti a nessuno: già impegnativa di suo, con il lastricato umido ha costretto molti di noi a mettere i piedi a terra e spingere la bici. Nessuna vergogna — era oggettivamente dura.

La nebbia si dirada: panorami e sterrato euganeo

Con il guadagno di quota e l’avvicinarsi del mezzogiorno, la nebbia ha lasciato spazio a un timido sole. Ed è lì che i Colli Euganei hanno mostrato il loro volto migliore: panorami mozzafiato, tracciati sterrati immersi nei boschi delle vallate, silenzio interrotto solo dal rumore delle ruote sulla ghiaia.

Dopo circa 80 km siamo rientrati alla base dove ci aspettava una ribollita fumante e abbondante. Difficile immaginare un finale migliore per una giornata in bici.

Il giudizio su G.Round: formula azzeccata

L’uscita è volata, come sempre quando sei in buona compagnia. Il meteo? Poteva andare meglio, ma poteva anche andare decisamente peggio.

G.Round è un format collaudato che funziona ovunque vada, e dopo questa giornata è facile capire perché: socialità, inclusione e un’atmosfera festosa che ricorda le grandi occasioni, con musica e la voglia di stare insieme che fa da collante tra centinaia di ciclisti di ogni livello.

Agli organizzatori vanno i miei complimenti per la gestione impeccabile. Meritano un bel 7 pieno.

“Assavvidem” alla prossima — Ciao Burdeel!

Ringrazio come sempre ringrazio per l’articolo l’amico Roberto (crazy_romagnul) edi Ideal Gravel Team

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Mirando 2026

Ci sono date che per un randonneur non sono semplici caselle sul calendario. Sono promesse. Rituali. Un vero e proprio Capodanno ciclistico.

La Mirando è esattamente questo.

Domenica 16 febbraio 2026. La città era ancora addormentata, avvolta in quella nebbia milanese che sembra uscita da un film. In Darsena, però, c’era già fermento. Centinaia di ciclisti, luci intermittenti, il rumore delle tacchetti sul pavé. C’era freddo, ma c’era anche quella eccitazione un po’ stupida che provi solo quando sai che stai per fare una fatica incredibile senza un motivo apparente.

E mentre battevo i denti, la solita domanda mi rimbombava in testa: “Ma chi me lo fa fare di spararmi duecento chilometri oggi?” La risposta è arrivata appena ho visto le facce degli altri. Sì, ne valeva la pena.

La Mirando quest’anno ha chiamato a raccolta tutti. I matti dei 200 km (percorso ACP), quelli che volevano solo riattivare le gambe sui 65 o 100 km di strada, e la tribù del gravel, pronta a infangarsi sui 60 o 90 km di polvere e navigli. Un bel miscuglio di bici, tutte lì per lo stesso motivo: non si può saltare l’appuntamento che dà il via alla stagione.

Per me, però, non era solo questione di chilometri, era sentirmi di nuovo parte del “gruppo” dopo tanto tempo. Prima di partire infatti, è iniziato il solito, bellissimo “pellegrinaggio”: amici che spuntano dal grigio, pacche sulle spalle che ti scuotono la giacca, sorrisi sinceri e quel “Oh, finalmente ci si rivede!” che scalda più del tè caldo. Gente con cui hai diviso albe allucinate, piogge che non finivano mai e colazioni mangiate in piedi alle tre del mattino. Vederli lì, schierati per un saluto o per pedalare insieme, valeva già tutta la giornata.

Alle otto in punto, via. L’atmosfera era olimpica, ma in versione Pianura Padana: nebbia che si taglia col coltello e umidità che ti inzuppa prima ancora di sudare. La prima ora è stata davvero dura. Pedali dentro una nuvola, vedi a stento la ruota di quello davanti, il fiato fuma e le mani sono due pezzi di ghiaccio. Ti chiedi se non era meglio girarsi dall’altra parte nel letto. Ma vai avanti. Si va sempre avanti.

E poi, la sorpresa. La nebbia ha iniziato a cedere, il sole ha bucato il grigio e d’improvviso sembrava un’altra giornata. Un’altra stagione. Abbiamo aperto le zip, tolto i guanti pesanti e finalmente abbiamo ricominciato a respirare aria pulita. All’orizzonte è apparso l’arco alpino, col Rosa e il Monviso carichi di neve, limpidi, quasi finti. Uno sfondo incredibile per una pedalata in pianura. 

Intanto la strada scorreva sotto le ruote portando con sé chiacchiere, silenzi e nuove conoscenze. È il bello del mondo randagio: ognuno ha il suo ritmo, ma nessuno è mai davvero solo. Ci si perde, ci si ritrova, ci si aspetta.

E poi, i ristori. Al chilometro 72 c’era la leggenda: un’auto ferma, il bagagliaio aperto e dentro tutto quello che serve. È il ristoro di Fermo Rigamonti. Niente fronzoli, niente bandiere, solo l’essenza di questo sport: condividere del cibo in mezzo al nulla con il sorriso.

Ma la sorpresa è  arrivata al chilometro 140: polenta e bruscitt all’agriturismo “Il Contadino”. Dopo cento e passa chilometri, era proprio quello che ci voleva.

Ovviamente non sono mancati i “pit-stop” ai bar lungo la via, perché se le gambe vogliono i carboidrati, la testa vuole il caffè e due cavolate sparate in compagnia.

Lungo il percorso ho incrociato tanti gilet gialli della Parigi-Brest-Paris. Li vedi e capisci subito che la testa di molti è già proiettata al 2027. 

La pianura è piatta, dicono. Ma chi pedala sa che il piatto non è mai banale. È una lotta contro il vento e contro la tua stessa testa. Ma con la compagnia giusta e con un’ottima organizzazione, i chilometri passano via che quasi non te ne accorgi.

Alla fine, quando sono tornato alla base, con le gambe dure e la Madonnina sullo sfondo in lontananza, ho capito che non era stata solo una pedalata. È stata una giornata di quelle che ti riempiono. Fatta di nebbia e di sole, di brina e polenta calda, di vecchi amici e nuovi sogni.

La Mirando 2026 è stata un successo proprio perché è rimasta una cosa umana, semplice, vera. Randagia nel profondo. 

Se ve la consiglio? assolutamente si. Perché non è solo una randonnée. È il punto di partenza per tutto quello che verrà. Verso nuove strade, verso i prossimi chilometri, e magari verso Parigi.

Grazie al caro amico Matteo, sostenitore fin dall’inizio del progetto Eventbike e finisher per ben 3 volte della Paris-Brest-Paris per il racconto.

Vi lascio il link del suo blog.

 

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Novarenberg 2025

Oggi ho chiuso ufficialmente la mia stagione degli eventi, proprio come lo scorso anno, con la NOVARENBERG, organizzata da Gravelland.. Un appuntamento che per me è ormai diventato una tradizione e, allo stesso tempo, un modo per salutare il calendario annuale nel migliore dei modi.

Il “solito” gruppo di amici – oggi eravamo in cinque – si ritrova presto, molto presto: il vero sforzo non è stato il percorso, ma la levataccia per raggiungere Nibbiola, quasi 60 km da casa. Arrivando da una settimana tutt’altro che brillante, tra febbre a inizio settimana e una lunga trasferta in auto (maledetto sciopero dei treni…), abbiamo optato senza troppi dubbi per il percorso da 60 km. Una scelta condivisa da tutti anche per riuscire a rientrare a casa ad un orario decente, diversamente dallo scorso anno quando ci eravamo avventurati sul percorso medio.

Il nuovo tracciato si sovrappone solo in parte a quello della scorsa edizione, permettendoci di esplorare nuovi tratti nella vasta campagna novarese. Chilometri e chilometri di strade bianche che, a tratti, sembrano non finire mai: uno scenario semplice ma affascinante, che cambia continuamente pur restando legato alla sua natura agricola e quieta.

La NOVARENBERG, anche solo dal nome, richiama quell’atmosfera un po’ “nordica”: freddo, spesso nebbia, percorsi duri e fangosi. È impossibile non pensare alle classiche del Nord Europa, a quelle gare dove il meteo diventa parte integrante dell’esperienza. E oggi non è stato diverso.

L’organizzazione di Gravelland.it si conferma impeccabile: indicazioni chiare già dal parcheggio, un Bike Park comodo e ben gestito, e ristori sempre all’altezza delle aspettative.

A metà percorso ci attendeva il tradizionale ristoro al Lago dell’Olmo, una sicurezza. Una location splendida, resa ancora più speciale dalla musica dal vivo e da un banchetto ricco: cotechino, lenticchie, dolci, banane e l’immancabile gorgonzola. Una sosta che da sola vale metà evento.

All’arrivo, in piazza a Nibbiola, il ristoro finale ci ha accolti con un’altra icona del territorio: la Paniscia piemontese, perfetta per recuperare energie e scaldare l’anima dopo la pedalata.

Anche oggi torno a casa contento. Per me gli eventi non sono solo attività sportiva: sono esperienze da vivere a 360 gradi. Sono il pre-pedalata, il dopo, gli incontri con amici di sempre o volti nuovi, le chiacchiere, le battute e quella sensazione di appartenere a qualcosa di più grande della singola uscita.

La NOVARENBERG ha lasciato il segno, ancora una volta.  

Obiettivi 2025 raggiunti.. alla prossima Manuel

 

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11 Colli Banini Gravel 2025: la fatica che diventa soddisfazione

Se sofferenza significa poi soddisfazione, oggi torno a casa stra-soddisfatto.

Questo è il pensiero che mi ha accompagnato al traguardo della 11 Colli Banini Gravel, una giornata di vera avventura su due ruote dove ogni colle è stato una piccola conquista personale.

I numeri e la scelta del percorso

Quasi 300 partecipanti si sono distribuiti lungo i due percorsi previsti:

  • Percorso corto: circa 52 km con 500 m di dislivello
  • Percorso classico: circa 60 km con 710 m di dislivello

Io ho scelto il classico, anche se non arrivavo proprio in forma: negli ultimi dieci giorni avevo fatto pochi chilometri, complice qualche trasferta di lavoro e un leggero stato influenzale.

Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata… ma forse proprio per questo avevo voglia di provarci.

Il percorso e la battaglia personale

Ho messo piede a terra in tre colli: quelli più duri, dove il Garmin segnava una doppia cifra costante e le gambe chiedevano pietà. Ma alla fine ho conquistato ogni cima.

Ad ogni colle la voglia di tornare indietro era sempre lì, una vocina insistente nella testa. Poi, un po’ per sfida personale, un po’ per orgoglio, e anche grazie all’incoraggiamento dei compagni di avventura, puntavo al colle successivo, cercando di recuperare energia e motivazione.

Ho sofferto, sì. Anzi, oggi ho sofferto più del solito: queste salite spezzettate, brevi ma ripide, su sterrato e pietre, mi hanno messo alla prova molto più delle lunghe salite da 5-6 km affrontate con la bici da corsa. Un altro tipo di fatica, un altro tipo di sfida.

Il tracciato – 11 salite e un’unica grande avventura

Il percorso della 11 Colli Banini è un continuo susseguirsi di salite e discese, immerso tra le colline e le strade bianche del territorio di San Colombano al Lambro.

Un itinerario tecnico, nervoso, ma incredibilmente suggestivo.

Ecco i colli affrontati (in ordine inverso rispetto alla partenza) con le pendenza medie:

  • Colle Valbissera – 8,1% – 800mt
  • Colle Valbisserina – 6,7% – 600mt
  • Colle Peloia – 5% – 910mt
  • Colle Santa Maria – 5,5% – 530mt
  • Colle delle Terme – 5% – 530mt
  • Colle Ca de Rho – 4,5% – 750mt
  • Colle Capra – 7,1% – 730mt
  • Colle Madonna del Latte – 8,3% – 750mt
  • Colle Roverona – 5,3% – 1km
  • Colel Collada – 7,5% – 845mt
  • Colle Serafina – 5,7% – 1,1km

Il tratto del comprensorio collinare ,nello specifico, presenta la distanza di 36 km con dislivello complessivo di circa 750mt spezzate da tratti di sterrato, curve cieche, discese tecniche e panorami che ripagano ogni sforzo.

Atmosfera e organizzazione

Come sempre, Passione Gravel ha saputo creare la combinazione perfetta tra spirito sportivo e convivialità.

Un evento senza ristori intermedi né supporto lungo il percorso, dove ognuno affronta la propria sfida in autonomia, con rispetto per il territorio e per gli altri partecipanti.

Solo all’arrivo, un ristoro finale e un momento conviviale condiviso tra sorrisi e racconti hanno chiuso nel migliore dei modi una giornata intensa.

Un dettaglio importante: l’iscrizione era interamente a scopo benefico, con il ricavato devoluto alla LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, a testimonianza del valore solidale che accompagna sempre gli eventi firmati Passione Gravel.

È questo lo spirito che rende la 11 Colli Banini Gravel qualcosa di più di una semplice pedalata: un’esperienza autentica, fatta di fatica, amicizia e cuore.

Consigli per chi vuole partecipare alle prossime edizioni

  • Se pensi di partecipare con una bici gravel, prepara coperture larghe, diverse discese con pietre e solchi sono impegnative.
  • Il percorso è adatto sopratutto alle MTB, forse la scelta ideale per goderselo appieno senza troppi patemi.
  • Se vuoi vivere l’atmosfera ma con meno fatica, scegli il percorso corto: panoramico, tecnico il giusto e sempre divertente.
  • E soprattutto, porta con te la giusta mentalità: perché quando pensi di aver finito le energie, è lì che comincia la vera avventura.

Conclusione

La 11 Colli Banini Gravel è un concentrato di fatica, natura e soddisfazione.
Un percorso che ti mette alla prova fisicamente e mentalmente, ma che ti regala in cambio quella sensazione unica che solo chi pedala può capire: la gioia di avercela fatta.
Se ami le ruote larghe e cerchi un’esperienza autentica tra colli, sterrato e spirito di gruppo, segna in calendario la prossima edizione: ti aspetta un viaggio che parte dalle gambe e arriva dritto al cuore.

Alla prossima..
Manuel

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Raffaello Gravel 2025: Urbino, ghiaia rosa e cuore oltre la pioggia

Cronaca di una giornata intensa alla Raffaello Gravel

Tutte le premesse per una giornata top c’erano tutte. Urbino, splendida città medievale, ci ha accolti con una location di partenza fiabesca: il Palazzo Ducale. Le strade imbrecciate, color rosa, con pendenze dolci e gentili — sembrava di pedalare al “Roland Garros” della gravel — scorrevano immerse in paesaggi mozzafiato, sotto lo sguardo del Monte Nerone e del Catria, che con le loro vette oltre i 1.500 m dominano il territorio.

La partenza è stata ottimale: circa 150 gravellisti sono scesi in griglia con il sole, pur consapevoli delle pessime previsioni. E infatti, dopo il primo ristoro, a 30 km dalla partenza, il meteo è davvero peggiorato: pioggia, vento e nuvole basse. In molti hanno optato per il percorso corto; io e altri tre compagni di team ci siamo chiesti: “Solo 50 km?” Certo che no!

Scegliamo il lungo, circa 80 km. Non l’avessimo mai fatto: più di due ore e mezza di pioggia incessante. All’inizio quasi divertente, poi, via via più bagnati e con le temperature in calo, le difficoltà sono arrivate. Ma la bici insegna a non mollare: completamente zuppi e infreddoliti (soprattutto alle mani), abbiamo chiuso il giro.

Dopo una doccia calda e rigenerante, ci siamo goduti il ristoro finale: crescia con salsiccia e birra alla spina. Voto all’evento: 8 pieno. Brava Francesca per la gentilezza e l’organizzazione; eccellente la cura dei dettagli sul percorso (cartelli e frecce agli incroci), più di cinque moto apripista in partenza e sul tracciato, ristori ben forniti nonostante le difficoltà dei gazebo con il maltempo. Splendidi percorso, paesaggi e location.

Resta un rimpianto: se la Raffaello Gravel fosse stata oggi, con sole pieno e 20 gradi, cosa sarebbe stata? Lo scopriremo il prossimo anno. Forza ragazzi della Raffaello Gravel: non potrà piovere per sempre!

Ringrazio come sempre per aver raccontato l’evento il nostro amico Roberto (crazy_romagnul) edi Ideal Gravel Team

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Gravel sul Serio: la 6ª edizione porta oltre 600 ciclisti tra Parco del Serio e Bassa Bergamasca

Ieri, domenica 5 ottobre 2025, si è corsa la 6ª edizione della Gravel sul Serio: due percorsi da 110 km e 75 km con partenza e arrivo a Romano di Lombardia (BG). Un’edizione partecipata, gratuita e dal forte spirito comunitario, tra natura, borghi e tanta voglia di pedalare insieme.

Un colpo di fulmine gravel

Per me era la prima volta su queste strade e sentieri: il Parco del Serio è una meraviglia, un corridoio verde che scorre tra acqua, ghiaia e filari. La campagna della Bassa Bergamasca sorprende per i ritmi lenti, le cascine, i castelli e i borghi che spuntano all’improvviso dietro una curva di sterrato. È quel mix perfetto che ti ricorda perché amiamo il gravel: scoprire, senza fretta, luoghi che da asfalto non vedresti mai.

Il nostro giro: 75 km, in quattro

Questa volta abbiamo scelto il percorso più corto, 75 km, e a differenza di altre uscite eravamo un gruppetto ridotto: quattro amici, quattro ritmi che si sono incastrati bene. Il passaggio al 50° chilometro è diventato la nostra “mezzanota” personale: ristoro con offerta libera e un salame locale davvero spettacolare che ha rimesso tutti in carreggiata con il sorriso.

Organizzazione da manuale

Partenza tutti insieme da Romano di Lombardia, scortati dalla Polizia Locale fino fuori dal centro abitato e con presidio agli attraversamenti più delicati. Un dettaglio che fa la differenza in termini di sicurezza e scorrevolezza del gruppo. Al villaggio, oltre ai punti ristoro, spiccava l’assistenza tecnica gratuita offerta dalla Decathlon: rapida, attenta e sempre con la battuta pronta. All’arrivo, i volontari distribuivano il pacco gara con un’energia contagiosa: è bello vedere quanto cuore ci sia dietro le quinte.

Meteo perfetto per godersi i sentieri

Termometro sui 17 °C per gran parte della mattinata, con qualche punta di 20 °C appena uscito il sole: condizioni ideali per pedalare leggeri, senza patemi né caldo eccessivo. Fondo in buone condizioni, tratti scorrevoli alternati a ghiaia più compatta dove alzare il ritmo.

Lo spirito che ci piace

Come spesso accade in questi eventi, la Gravel sul Serio è stata anche l’occasione per conoscere persone nuove e ritrovare volti amici, ormai habitué del movimento. Il bello è proprio qui: si pedala insieme, ci si aiuta, si chiacchiera, si condivide il ristoro e si taglia il traguardo senza cronometro ma con la sensazione di aver vissuto una piccola avventura.

Conclusione

La Gravel sul Serio si conferma un appuntamento da segnare in calendario: paesaggi autentici, organizzazione solida e un’atmosfera che valorizza la comunità gravel. Torneremo volentieri anche il prossimo anno, magari esplorando il percorso da 110 km.

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Uva Fragola Gravel 2025: pedalare tra vigneti, borghi e castelli del Novarese

C’è un legame speciale tra la bicicletta e il territorio: quando pedali riesci a viverlo a ritmo lento, assaporando ogni scorcio, ogni profumo, ogni incontro. È proprio quello che ho provato partecipando a Uva Fragola, l’evento gravel firmato GRAVELLAND che si è svolto lungo il Fiume Sesia e tra le colline del Novarese, in un mix perfetto di sport, natura e convivialità.

Quattro percorsi, mille emozioni

L’evento ha offerto ben quattro itinerari per soddisfare ogni tipo di ciclista:

• Gravel 50 km: perfetto per chi voleva vivere l’esperienza senza troppi pensieri.

• Gravel 70 km: il giusto compromesso tra divertimento e sfida.

• Gravel 90 km: più impegnativo, con salite capaci di mettere alla prova.

• Trail 290 km: un’avventura epica tra le colline novaresi, le Alpi biellesi e i laghi del Canavese.

Io ho scelto uno dei percorsi gravel, che si snodava tra filari di vite, borghi incantevoli e castelli che sembravano usciti da una cartolina. Qualche salita impegnativa non è mancata, ma il paesaggio mozzafiato ha ripagato ogni goccia di sudore.

Pedalare durante la vendemmia

L’atmosfera era unica: il profumo dell’uva matura, i colori intensi delle vigne e il passaggio tra aziende vinicole che aprivano i loro cancelli ai ciclisti. Pedalare durante la vendemmia è stata un’esperienza autentica, capace di unire la passione per la bicicletta al racconto del territorio.

Un’organizzazione da manuale

Gravelland ha confermato ancora una volta la sua cura nei dettagli:

• caffè e brioche alla partenza, per iniziare la giornata con energia;

• ristoro a metà percorso ricco di dolce, salato e il mitico gorgonzola, simbolo di questa terra;

• pasta party finale con ottima birra, tra sorrisi e racconti di giornata.

Il tutto in quel clima tipicamente gravel fatto di sport, divertimento e aggregazione, che rende questi eventi così speciali.

Oltre 500 appassionati in sella

Questa edizione di Uva Fragola ha richiamato più di 500 partecipanti, a conferma del successo di una formula che sa unire ciclisti provenienti da diverse regioni e con diversi livelli di preparazione. Per me è stata l’occasione perfetta per scoprire scorci unici di una zona che conoscevo poco, arricchendo il bagaglio di esperienze che solo la bicicletta sa regalare.

Uva Fragola non è solo un evento ciclistico: è un viaggio dentro il territorio, una festa del pedale che sa unire cultura, natura e convivialità.

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La Rigida: gravel e MTB tra pinete, natura e gusto a Milano Marittima

Nel fine settimana l’Idea Gravel Team ha deciso di prendere parte a La Rigida, una manifestazione dedicata a gravel e MTB con partenza e arrivo a Milano Marittima. Un percorso immerso nelle pinete e nei paesaggi naturali della zona, che ha regalato emozioni, sport e convivialità.

La partenza da Cesenatico

Il ritrovo era fissato al porto canale di Cesenatico, da cui il nostro gruppo – otto ciclisti in totale – è partito alla volta di Milano Marittima. Dopo appena 7 km ci attendeva il primo dei quattro ristori: in un bar sulla spiaggia, con cabaret di mini brioche e succo di frutta. Un inizio dolce e piacevole che ha dato subito la giusta carica.

Alla scoperta della foce del Bevano

La pedalata è proseguita verso la foce del Bevano, area di grande interesse naturalistico, ricca di biodiversità e popolata da numerosi uccelli acquatici. Qui, con un po’ di fortuna, abbiamo potuto ammirare anche i fenicotteri rosa, un incontro che ha reso l’esperienza ancora più speciale.

Dentro la pineta del Parco del Delta del Po

Il percorso si è poi addentrato nella pineta del Parco Regionale del Delta del Po, una delle aree protette più importanti d’Italia, le cui origini risalgono al V secolo. Pedalare lungo i sentieri di questo ambiente unico è stata un’occasione per unire sport, natura e rispetto del territorio.

Ristori e convivialità

In uno spiazzo all’interno della pineta abbiamo trovato il secondo ristoro, con patatine, crostini e salse di carciofi e olive: una sosta gustosa prima di tornare verso l’arrivo.

Una volta rientrati a Milano Marittima, ci attendeva l’ultimo ristoro: un ottimo risotto alla marinara, cucinato con cura e apprezzato da tutti i partecipanti.

Le nostre impressioni

  • Percorso: bello e vario, con tratti naturalistici di grande fascino; forse sarebbe stato interessante inserire anche un passaggio sulla spiaggia.
  • Ristori: originali e ben organizzati, anche se chi preferisce il dolce ha avuto meno scelta.
  • Partecipazione: ottima, con oltre 200 ciclisti presenti.

Voto finale: 7/10

Una giornata positiva, all’insegna del gravel e della MTB, che ci ha permesso di scoprire paesaggi straordinari, pedalare in compagnia e condividere momenti di sport e convivialità.

Ringraziamo per l’articolo il nostro amico Roberto (crazy_romagnul) edi Ideal Gravel Team

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Laus Gravel 2025


Pedalando tra Codogno, il basso Lodigiano e il Piacentino


Oggi ho partecipato all’edizione 2025 della Laus Gravel, prova valida per il Brevetto Gravel di Passione Gravel – Strade Basse Lodigiane

Partenza ed arrivo sono stati spostati a Codogno: novità che porta con sé un percorso completamente rinnovato, con scenari nascosti tra Lodigiano e Piacentino.

L’edizione 2025 offre tre diversi percorsi tra cui scegliere: un percorso lungo (115km) un medio (85km) e uno corto (60km), adattabili in base all’esperienza.  

Il ritrovo è stato al Terminal Brewfist di Codogno con ampi parcheggi; partenza libera tra le 8:30 e le 9:30 dopo la registrazione.  

Il tracciato è stato completamente rivisto rispetto alle edizioni precedenti: si esplorano i tratti più selvaggi e meno frequentati dei territori di confine con il Piacentino. Questa parte “di scoperta” è uno dei punti forti segnalati dagli organizzatori.  

Io ed i miei amici abbiamo scelto il percorso medio attraversato zone tra basso Lodigiano e il Piacentino, aree agricole costellate di rogge e canali, e strade bianche secondarie che si immergono nella campagna. Di particolare impatto è il confine naturale dei fiumi: la foce dell’Adda nel Po, un momento paesaggistico che dà respiro alla pedalata.

Il fondo alternava sterrati compatti, tratti di ghiaia fine, alcune strade secondarie asfaltate intervallate da canali ed argini. Non ci sono salite importanti, ma qualche lieve “muro” breve che rompe la monotonia della pianura.

Il clima, come detto, ha fatto il suo: fresco e ventilato all’inizio, poi il sole ed il caldo  nella seconda parte del tracciato.

Come  al solito l’esperienza ha confermato che il gravel non e’ principalmente il cronometro, ma scoperta, condivisione, territorio ed amicizia.

Qui il link per vedere il percorso : https://www.relive.com/view/v8qV5k3Eo76 e se vi fa piacere seguiteci sui social per aggiornamenti settimanali sugli eventi.

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